CONSULENZA IDROLOGICO-IDRAULICA CROLLO DEL PONTE DI SAN PIETRO IN STURLA SULLA STRADA PROVINCIALE 225 A CARASCO (GE) IN DATA 22 OTTOBRE 2013

TRIBUNALE DI GENOVA PROCEDIMENTO N°7471/2014 IN ESSERE PRESSO LA PROCURA DELLA REPUBBLICA A CARICO DI BELLINA, CIANELLI, DELUCCHI E GARBARINO

Oggetto consulenza idrologico-idraulica Majone & Partners:

Il Geom Renzo Garbarino, dipendente della provincia di Genova, attualmente città metropolitana di Genova, ha nominato l’Ing Denis Cerlini della società Majone & Partners S.r.l. quale proprio consulente tecnico nel Procedimento n°7471/2014 in essere presso la Procura della Repubblica – Tribunale di Genova, procedura aperta a seguito del crollo del ponte San Pietro situato sul torrente Sturla in Comune di Carasco (GE), avvenuto il 22 Ottobre 2013.

L’accusa mossa al Geom Garbarino ed ad altri tre tecnici apicali della Provincia di Genova Settore viabilità è quella di non essersi accorti del difetto originario del ponte (superficialità della fondazione) e inoltre che, tale difetto, potesse rappresentare un motivo di preoccupazione, in virtù del fatto che, sempre secondo il Pubblico Ministero, non venivano eseguiti tutti i controlli previsti dalla Circolare del Ministero dei Lavori Pubblici del 25.02.1991.

Descrizione eventi del 22 Ottobre 2013:

Il ponte San Pietro, costruito dal Genio Civile Provinciale (1950-1952), sostituiva quello crollato per i bombardamenti della II guerra mondiale. Il ponte è costituito da una struttura isostatica su tre campate del tipo “Gerber” in calcestruzzo armato.  Si caratterizza per la presenza di due pile in alveo.

Nella notte del 22 ottobre 2013 il bacino idrografico dei corsi d’acqua Lavagna e Sturla è stato interessato da un evento pluviometrico che si è esplicato con forti elementi di difformità da zona a zona, colpendo con maggiore intensità la zona orientale del bacino, andando poi a scemare mano a mano che si spostava verso occidente. All’evento precipitativo è seguito un aumento delle portate transitanti in alveo nei tributari del Torrente Sturla e, di conseguenza, nel Torrente stesso con incremento dei livelli e delle velocità proprio in corrispondenza del ponte. Ciò ha portato ad un repentino incremento dello scalzamento al piede della pila sinistra causandone lo slittamento. La rotazione ha innescato il crollo della campata centrale (sella Gerber) per aumento della distanza tra gli appoggi. Conseguenza del crollo, la morte di due persone che si trovavano a transitare sul ponte.

Sintesi delle valutazioni:

L’analisi eseguita dagli Scriventi ha in primo luogo riguardato lo studio dell’evento sia dal punto di vista idrologico che idraulico. Lo studio attribuisce un tempo di ritorno pari a 50 anni all’onda di piena generatasi sul T. Sturla in conseguenza dell’evento meteorico e transitata sotto il ponte San Pietro. Contemporaneamente attribuisce, un T<1 anno sul Torrente Lavagna, corso d’acqua dove si immette lo Sturla 200 m a valle del ponte succitato.

La prima parte dello studio (a carattere prettamente idrologico) ha di fatto confermato la correttezza degli accertamenti eseguiti dai CC.TT. del PM. Mentre la seconda invece è stata tutta volta a smontare le tesi dell’Accusa che – in estrema sintesi –asserivano che:

  • pre-esistenza di fossa erosiva al piede della pila sinistra (antecedente l’evento) di cui i tecnici della Provincia avrebbero dovuto accorgersi.
  • il ponte fosse inficiato da un “peccato originale” ovvero lo scarso approfondimento delle fondazioni.
  • la manifesta difformità degli appoggi delle due pile in alveo a seguito di un intervento di cordolatura della pila destra eseguito nel 1978 , che ne ha peraltro modificato la forma da arrotondata a rettangolare. All’epoca il ponte era ancora di proprietà dell’ANAS. L’ANAS avrebbe dovuto indurre i tecnici della Provincia di Genova a porre maggiore attenzione alla pila sinistra realizzandovi la stessa tipologia di intervento.

Lo studio eseguito ha permesso invece di dimostrare come:

  1. il ponte sia crollato per la concomitante presenza di portata straordinaria sullo Sturla (T=50 anni) e portata bassa sul Lavagna (T<1 anno) che ha causato l’instaurarsi di particolari condizioni idrodinamiche in corrispondenza del ponte (incremento significativo della velocità) con conseguente aumento della capacità erosiva della corrente. Ciò ha di fatto aggravato l’entità dello scalzamento al piede che già normalmente avviene nell’intorno di una pila – specialmente durante un evento di piena- causandone l’instabilità.
  2. la presenza di fossa erosiva sulla pila (mai dimostrata), lo scarso approfondimento delle fondazioni, la difformità degli appoggi e la presenza di una briglia a monte del ponte, non hanno avuto alcun nesso eziologico con il crollo del ponte stesso.
  3. le normali attività di vigilanza/ispezione svolte dai tecnici della Provincia impegnati con diversi gradi di competenza nella gestione delle strade erano perfettamente aderenti a quanto richiesto dalla Circolare del Ministero dei Lavori Pubblici del 25.02.1991. Circolare scritta avendo come principale obiettivo la manutenzione della struttura del ponte senza considerare l’interazione tra ponte e corso d’acqua.

 Conclusioni:

Dopo una prima fase dibattimentale tra i Consulenti Tecnici del PM e quelli della Difesa, il Giudice ha nominato quale suo Consulente Tecnico d’Ufficio uno dei massimi esperti in materia, il Prof Ing Francesco Ballio del Politecnico di Milano. Nel suo elaborato peritale il Prof Ballio ha di fatto confermato tutte le tesi del C.T.P Ing Cerlini.

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Keywords: CONSULENZA IDROLOGICO-IDRAULICA; Provincia Genova; scalzamento pila; Comune di Carasco; torrente Sturla, ponte San Pietro; onda di piena, crollo del ponte.