Il principale obiettivo degli interventi è quello di ripristinare le condizioni di deflusso precedenti al passaggio delle piene del 1994 e del2000, nei tratti dell’alveo del fiume Po (compresi tra la confluenza Dora e la confluenza Tanaro) in cui il tracciato del fiume e la geometria delle sezioni trasversali avevano subito importanti variazioni.

Le opere si inseriscono in particolare tra gli interventi di prima fase individuati dall’Autorità di Bacino del Fiume Po sulla base dello studio “Fiume Po tratto Dora Baltea – Sesia. Verifica ed eventuale aggiornamento degli studi e della progettazione di fattibilità della sistemazione idraulica, con particolare riferimento al nodo critico di Casale Monferrato“, svolto da Risorse Idriche S.p.A. nel Gennaio-Giugno 2001 per conto dell’Autorità di Bacino stessa. Gli interventi hanno riguardato in particolare le seguenti tre aree specifiche:

1) Zona A-(Casale M.to a valle del ponte FFSS), in cui è stata rimossa un’isola di depositi alluvionali situata nel centro destra dell’alveo, mediante ricalibratura dell’alveo con scarpate 1:3 (vert:orizz).

2) Zona B (Casale M.to a monte della diga Lanza), in cui, mediante la ricalibratura con scarpate 1:3 in destra idraulica, è stato ripristinato l’originale tracciato del fiume e le condizioni idrodinamiche precedenti le grandi alluvioni degli ultimi anni, restituendo la fruibilità dell’area e la funzionalità idraulica alla traversa di Lanza; nella stessa zona, in sinistra idraulica, il nuovo ramo di Po venutosi a creare è stato colmato con parte del materiale di svaso, e la “nuova” sponda sinistra è stata protetta a monte con una difesa in scogliera (massi da 800-2000 kg, lunghezza di ca. 300 m, scarpate 2:3). L’area tombata è stata inoltre oggetto di recupero ambientale, mediante realizzazione di un’area umida.

3) Zona C (Trino a monte della traversa ENEL), in cui è stata ricalibrata, per un tratto di circa 2’500 m a monte della traversa, la sponda destra con scarpata 1:3, compresa la riapertura di una lanca. Nella stessa area di intervento, parte del materiale è stato utilizzato per colmare bassure formatesi in golena durante la piena del 2000, a seguito del sormonto della scogliera e della conseguente erosione, nonchè per il ripristino dell’argine secondario di Palazzolo, anch’esso danneggiato, di fondamentale importanza per la protezione delle aree agricole dalle piene con maggior frequenza (“morbide”).

Nella redazione del PROGETTO ESECUTIVO sono stati effettuati (nell’aprile 2001) rilievi topografici di dettaglio delle aree di interesse mediante strumentazione GPS / distanziometro elettronico, collegandosi a capisaldi ufficiali. È stato così restituito un piano quotato in scala 1:1.000 sull’intera superficie oggetto di intervento di disalveo (in scala 1:500 per l’argine di Palazzolo) su una superficie complessiva di oltre 70 ha, e sezioni trasversali distanziate di ca. 100 m (in tutto, oltre 48 sezioni trasversali) e di ca. 50 m per le 25 sezioni dell’argine di Palazzolo.

Gli aspetti idrologico-idraulici sono stati studiati con riferimento alla Direttiva “Piena di progetto” contenuta nel P.A.I. dell’Autorità di Bacino, ed in particolare ai valori di portata al colmo definiti in funzione del tempo di ritorno. Tali valori di portata sono poi stati confrontati con i dati relativi alle principali inondazioni storiche (dal 1331 al 2000); gli interventi in progetto sono stati definiti valutandone gli effetti sull’assetto idraulico e stimando la portata di modellamento e il conseguente trasporto solido, al fine di definire l’assetto finale morfodinamico dell’alveo e delle sponde.

Particolare attenzione è stata posta agli aspetti ambientali e vegetazionali, per i quali è stata condotta una apposita indagine volta da un lato alla valutazione critica dello stato di fatto e quindi a supporto della scelta dei tratti d’alveo o golena oggetto di svaso, ed alle relative modalità esecutive, dall’altro all’identificazione dei più indicati interventi di mitigazione (fornite dagli Enti interessati, tra cui il “Parco fluviale del Po e dell’Orba”) nonchè degli ottimali percorsi operativi dei mezzi.

Nell’ambito della PERIZIA DI VARIANTE si è provveduto ad ottimizzare le risorse finanziarie disponibili, risolvendo peraltro alcune problematiche emerse durante l’esecuzione dei lavori (alcune migliorie tecniche, il rinvenimento di un ordigno bellico nella ‘zona A’, mutate condizioni d’alveo a seguito di “morbide”, ecc).